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Protocollo coronavirus, quali novità per i DPI?

Proseguiamo l’analisi del protocollo condiviso sul coronavirus nei luoghi di lavoro e vediamo le novità relative ai DPI. Dopo le indicazioni, le linee guida e le circolari del ministero della salute, ora che la situazione sembra stabilizzata facciamo il punto della situazione.

Le novità del protocollo condiviso da coronavirus: i dispositivi di protezione individuale

Anzitutto riprendiamo le parti testuali del protocollo condiviso relativamente al punto 6 sui dispositivi di protezione individuale. Questo nello specifico indica che l’adozione delle misure di igiene e dei dispositivi di protezione individuale è fondamentale. Ciò tenuto conto del perdurare della situazione emergenziale. Si continua dunque a raccomandare un loro utilizzo razionale secondo la disciplina vigente.

In seconda battuta si ricorda poi che sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), ai sensi dell’articolo 74, comma 1, del D. Lgs 81/08 le “mascherine chirurgiche” di cui all’articolo 16, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, il cui uso è disciplinato dall’articolo 5-bis del medesimo decreto-legge.

Pertanto, in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro. Sia al chiuso che all’aperto. E’ comunque obbligatorio l’uso delle mascherine chirurgiche o di dispositivi di protezione individuale di livello superiore. Tale uso non è necessario nel caso di attività svolte in condizioni di isolamento, in coerenza con quanto previsto dal DPCM 2 marzo 2021.

La mascherina chirurgica

A questo proposito la guida della Cisl al protocollo contro il coronavirus fornisce chiarimenti. Indica che è di particolare rilievo e di necessaria precisazione quanto stabilito in merito alle “mascherine chirurgiche”.

Nonché al loro uso in occasione di lavoro. Considerate DPI, ai sensi dell’art.74, co.1, del dlgs 81/08 s.m.i. Pertanto non assimilabili ad altre mascherine (di comunità, di stoffa, lavabili…), è previsto debbano essere indossate in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro, al chiuso o all’aperto.

In alternativa alle mascherine chirurgiche sono sempre ammessi e, quando valutata l’opportunità, anche preferibili, i dispositivi di protezione individuale di livello superiore (a partire da FFP2, FFP3…).

Anche la nota di Confindustria si sofferma su questo punto. Ricorda infatti che superando sia il riferimento al distanziamento di un metro sia il riferimento agli spazi comuni. Di conferma che l’uso della mascherina è previsto in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro, siano essi al chiuso o all’aperto. Si tratta questo di un innalzamento della tutela.

Le novità del protocollo condiviso da coronavirus: le trasferte e il lavoro agile e da remoto

Veniamo alle novità che possono essere considerate relative al punto relativo all’organizzazione aziendale. Nella guida si indica che oltre all’utilizzo del termine “lavoro agile” è stata aggiunta anche l’indicazione del lavoro “da remoto”.

Se il Protocollo del 14 marzo 2020 prevedeva espressamente ed in modo inequivoco che ‘sono sospese e annullate tutte le trasferte/viaggi di lavoro nazionali e internazionali, anche se già concordate o organizzate’.

Ebbene, ora, superato il divieto, si prevede che ‘in merito alle trasferte nazionali ed internazionali, è opportuno che il datore di lavoro, in collaborazione con il MC e il RSPP, tenga conto del contesto associato alle diverse tipologie di trasferta previste, anche in riferimento all’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione’. Viene così “superata formalmente ogni limitazione alle trasferte e viene richiamato il principio generale della ovvia considerazione del contesto pandemico nel programmare la trasferta”.

Il nuovo protocollo condiviso e l’organizzazione aziendale

Riprendiamo, in conclusione, alcune parti testuali del punto 8 del protocollo condiviso contro il coronavirus del 6 aprile 2021.

Si indica che con riferimento a quanto previsto dal DPCM 2 marzo 2021, articoli 4 e 30. Limitatamente al periodo dell’emergenza dovuta al Covid-19, le imprese potranno, avendo a riferimento quanto previsto dai CCNL e favorendo così le intese con le rappresentanze sindacali aziendali, adottare varie misure.

Tra queste disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione. Ovvero comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso al lavoro agile e da remoto. Nonché procedere ad una rimodulazione dei livelli produttivi. Ancora, assicurare un piano di turnazione dei lavoratori dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili.

Le trasferte

In merito alle trasferte nazionali ed internazionali è opportuno, in base al protocollo condiviso sul coronavirus, che il datore di lavoro, in collaborazione con il MC e il RSPP, tenga conto del contesto associato alle diverse tipologie di trasferta previste, anche in riferimento all’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione.

Inoltre per gli ambienti dove operano più lavoratori contemporaneamente potranno essere individuate soluzioni innovative. Ad esempio, il riposizionamento delle postazioni di lavoro adeguatamente distanziate tra loro, ovvero soluzioni analoghe.

L’articolazione del lavoro potrà essere ridefinita con orari differenziati. I quali favoriscano il distanziamento sociale riducendo il numero di presenze in contemporanea nel luogo di lavoro. Prevenendo assembramenti all’entrata e all’uscita con flessibilità degli orari.

Infine, sempre confermando quanto già indicato nella precedente versione del protocollo condiviso. E’ essenziale evitare aggregazioni sociali, anche in relazione agli spostamenti per raggiungere il posto di lavoro e rientrare a casa (commuting). Ciò con particolare riferimento all’utilizzo del trasporto pubblico.

Per tale motivo andrebbero incentivate forme di trasporto verso il luogo di lavoro con adeguato distanziamento fra i viaggiatori e favorendo l’uso del mezzo privato o di navette.