protocollo di sicurezza

Protocollo di sicurezza: le conseguenze dell’inosservanza

Abbiamo più volte ricordato nei nostri articoli come la mancata attuazione, nelle aziende, del Protocollo di sicurezza anti – contagio SARS-CoV-2 possa determinare la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza necessarie.

Per fornire informazioni agli operatori e alle aziende stesse su quelle che sono le attività di controllo degli Organi di Vigilanza riguardo alla applicazione del “Protocollo condiviso”. Analizziamo oggi le indicazioni della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo del 13 maggio 2020.

Una nota che ha in oggetto: “Indicazioni operative per la verifica dell applicazione dei protocolli condivisi di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento del virus Covid-19 ex art. 2 comma 6 DPCM 26.04.2020”.

Ricordiamo che in materia di vigilanza e di rispetto dei protocolli anticontagio abbiamo anche presentato, in un precedente articolo, un documento realizzato dall’ATS Bergamo e Ispettorato territoriale del lavoro di Bergamo.

La normativa in materia di contenimento della diffusione del COVID-19

La nota della Procura segnala che preso atto della riapertura di numerose attività produttive. Si intendono offrire indicazioni operative agli Organi di Vigilanza deputati alla verifica.

Si tratta infatti di controllare la applicazione del Protocollo di sicurezza condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro non sanitari ai sensi del DPCM del 26.04.2020.

A questo proposito il documento ricorda i vari provvedimenti che si sono susseguiti per il contenimento dell’emergenza. Sottolinea che l’art. 2 del DPCM 26 aprile 2020 riguarda anche la gestione degli aspetti di sicurezza ed igiene del lavoro. In particolare va segnalata la previsione contenuta nel comma 6 di codesto articolo.

In base al quale. Le imprese le cui attività non sono sospese. Rispettano i contenuti del Protocollo di sicurezza condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 24.04.2020 tra il Governo e le parti sociali di cui all’allegato 6.

Nonchè, per i rispettivi ambiti di competenza, il Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 nei cantieri, sottoscritto il 24.04.2020, di cui all’allegato 7 e il protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 nel settore del trasporto e della logistica sottoscritto il 20.03.2020, di cui all’allegato 8.

Altre informazioni sul protocollo di sicurezza

Si sottolinea che i sottoscrittori del “Protocollo condiviso” del 24 Aprile “hanno precisato espressamente che esso contiene linee guida condivise tra le Parti sociali, cosa diversa dalle “norme tecniche” o “buone prassi” di cui all’art. 2 lett. u), v) del dlgs 81 del 2008”. E altrettanto chiara è la finalità del Protocollo condiviso, che è “quella di ‘fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l’efficacia delle misure di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di COVID-19’.

Si indica poi che il COVID-19 ‘rappresenta un rischio biologico generico, per il quale occorre adottare misure uguali per tutta la popolazione’. E il protocollo di sicurezza contiene, quindi, ‘misure che seguono la logica della precauzione e seguono e attuano le prescrizioni del legislatore e le indicazioni dell’Autorità sanitaria’.

Il protocollo di sicurezza e le sanzioni previste in caso di inosservanza

Premesso il quadro normativo, il documento affronta poi la questione della “natura dei contenuti del Protocollo condiviso e delle sanzioni previste in caso di loro inosservanza”.

Si indica che il Governo. Mediante il D.L. 19/2020, ha attribuito il potere di valutare le misure di contenimento al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Questo l’ha esercitato con l’emanazione dei Decreti 10 Aprile e 26 Aprile 2020. Nei quali sono state espressamente indicate tali misure: esse, poiché previste dal D.L. 19/2020 ed emanate in attuazione di esso, presentano natura normativa.

Secondo quanto previsto dall’art. 2 del DPCM 26.04.2020 tutte le imprese. A far data dal 04.05.2020. Devono osservare i contenuti del Protocollo di sicurezza condiviso.

Inoltre, le imprese che operano nell’edilizia e quelle dei settori del trasporto e della logistica rispettano anche le misure inserite nei rispettivi protocolli.

L’art. 2 c.10, nel fare espressa menzione dei contenuti dei tre protocolli, attribuisce alle misure in essi contenute la natura delle misure di contenimento, ossia la natura normativa.

Altre informazioni sul protocollo di sicurezza

Poiché i contenuti dei tre protocolli, continua il documento della Procura, sono misure di contenimento. La loro violazione, al pari della non osservanza di qualsiasi altra misura di contenimento. Comporta l’applicazione delle sanzioni indicate dal D.L. 19/2020, precisamente dall’art. 4 rubricato “Sanzioni e controlli”.

E la procedura per l’irrogazione delle sanzioni previste dall’art. 4, c. 1 e 2, del D.L. 19/2020 è quella prevista dalla Legge 689/1981. Pertanto sanzioni di natura amministrativa subito applicabili. Ma prive del potere di prescrivere l’adozione di misure tecniche e gestionali.

Queste produrrebbero il virtuoso effetto di un adeguamento dei luoghi di lavoro alle precauzioni anti-contagio indicate nei protocolli. Quindi, il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene allo scopo di ridurre il fattore di rischio Covid-19.

Tuttavia visto l’incipit dell’art. 4 del D.L. 19/2020 “salvo che il fatto non costituisca reato“. Il Governo ha previsto la possibilità che un datore di lavoro.

Ovvero altro soggetto aziendale con posizione di garanzia. Commetta un fatto che viola una misura contenuta in uno dei protocolli e che, al contempo, consista in un illecito di natura penale, ossia in un reato.

La prevenzione generali come obiettivo

Vista la finalità di prevenzione generale cui è ispirata la ratio della normativa in materia di sicurezza e igiene del lavoro. La Procura ritiene consigliabile reperire.

Nelle misure di contenimento contenute nel Protocollo di sicurezza condiviso. Nonché negli altri due protocolli. I precetti che corrispondono alle norme del D.Lgs. 81/2008”.

In questo senso in caso di non adempimento alle misure contenute in uno dei protocolli e, al tempo stesso, di violazione ad una delle norme del D.Lgs. 81/2008.

Andrà applicata la procedura di cui all’art. 301 del D.Lgs. 81/2008.

Di conseguenza le disposizioni di cui agli art. 20 e seguenti del D.Lgs. 758/1994, impartendo al trasgressore la prescrizione volta a sistemare la situazione non rispettosa della norma.

La corrispondenza con le norme del D.Lgs. 81/2008

Riguardo al reperimento dei precetti che corrispondono alle norme del Decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008. Prendendo in analisi le misure previste dal Protocollo di sicurezza condiviso. Solo a scopo indicativo il documento della Procura riporta i seguenti punti:

  • punto 1 “INFORMAZIONE” – “si propone di contestare al datore di lavoro/dirigente la violazione dell’art. 36 c. 2 let. a): per non aver provveduto affinché ciascun lavoratore ricevesse una adeguata informazione sui rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia”;
  • punto 4 “PULIZIA E SANIFICAZIONE IN AZIENDA” – si propone di contestare al datore di lavoro/dirigente la violazione dell’art. 63 c. 1.
    Ciò in combinato disposto con l’art. 64 c. 1 lett. d) e l’All. IV punto 1.1.6. Per non aver mantenuto puliti i locali di lavoro, facendo eseguire la pulizia;
  • punto 5 “PRECAUZIONI IGIENICHE PERSONALI” – “si propone di contestare al datore di lavoro/dirigente la violazione dell’art. 18 c. 1 let. f): per non aver richiesto l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro”;
  • punto 6 “DISPOSITIVI DI PROTEZIONE” – “si propone di contestare al datore di lavoro/dirigente, in caso di mancata fornitura dei DPI previsti dal Protocollo di sicurezza condiviso, la violazione dell’art. 18 c. I let. d): per non aver fornito ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente”.

Come orientarsi

Il documento ricorda, infine, che con specifico riferimento alle mascherine chirurgiche, il Governo ha previsto un’apposita norma avente forza di legge, secondo cui. Per contenere il diffondersi del virus COVID-19, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio del ministri in data 31 gennaio 2020. Sull’intero territorio nazionale.

Per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono non possono mantenere la distanza di un metro. Sono considerati dispositivi di protezione (DPI), di cui all’articolo 74, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, le mascherine chirurgiche reperibili in commercio.

Il cui uso è disciplinato dall’articolo 34, comma 3, del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9 (articolo 16, c. 1, D.L. n. 18 del 25.03.2020).

Le riaperture di palestre e piscine

Abbiamo dunque visto in questo articolo quanto sia importante rispettare le indicazioni date nel protocollo dello scorso 14 marzo. Come integrato lo scorso 24 aprile. Ciò per garantire la sicurezza sul lavoro con adeguati livelli di protezione e tutelare la salute dei lavoratori.

Con il nuovo protocollo si ribadiscono alcune misure di contenimento già ampiamente note e diffuse anche dal ministero della salute. Prima fra tutte il distanziamento sociale che deve essere sempre rispettato a partire dal momento di ingresso in azienda, fino all’uscita.

Ricordiamo infatti, tra l’altro, che da oggi riapriranno anche palestre e piscine. A riguardo è infatti stato approvato il protocollo di sicurezza con regole e requisiti condivisi dal tavolo regionale che ha riunito le associazioni di categoria, i sindacati e i Comuni, documenti recepiti da varie ordinanze regionali.

Fra le misure previste, no all’assembramento dei clienti all’ingresso delle strutture, installazione di dispenser con gel igienizzanti per la pulizia delle mani e di apposita cartellonistica sulle regole di comportamento da seguire, rispetto del distanziamento di almeno un metro tra le persone sedute e delle regole di igiene e pulizia dei locali. Obbligo di mascherine per clienti e personale nelle palestre.

In entrambi i protocolli, tra le misure di carattere generale comuni a palestre e piscine, si insiste sulla responsabilizzazione da parte delle persone che frequenteranno gli impianti. Sarà necessario, infatti, adottare comportamenti rispettosi delle misure di sicurezza e prevenzione.

Di seguito, alcuni dei punti principali dei protocolli operativi.

Le palestre e il protocollo di sicurezza

I gestori delle palestre sono tenuti ad informare clienti e personale addetto in merito a quanto prevedono le disposizioni in vigore, anche con cartelli esplicativi e depliant.

L’ingresso dei clienti deve evitare gli assembramenti ed assicurare il distanziamento di almeno un metro tra una persona e l’altra.

Inoltre, specifica il protocollo, l’accesso alle strutture è consentito se protetti da mascherine chirurgiche (o analoghe mascherine consentite) che dovranno essere indossate anche durante la permanenza nelle aree comuni, tranne durante lo svolgimento dell’attività sportiva/motoria.

Questo vale anche per il personale addetto al ricevimento dei clienti, rispettando sempre il distanziamento sociale.

Potrà inoltre essere rilevata all’ingresso la temperatura corporea, tramite termometro digitale senza contatto, e anche sul versante delle norme igieniche, al di là di quelle basilari sulla sanificazione degli attrezzi e degli ambienti e sulla fornitura di dispenser di gel igienizzanti, i frequentatori delle palestre non potranno condividere cibo, bottigliette dell’acqua e vestiario.

Quanto ai servizi igienici e spogliatoi, si raccomanda di organizzare gli spazi per consentire il distanziamento, anche in questo caso di almeno un metro e di non consentire l’uso promiscuo degli armadietti mettendo a disposizione dei sacchetti per riporre gli effetti personali.

Infine, sarà necessario garantire una aerazione adeguata dei locali, naturale e con impianti di ventilazione.

Piscine

Anche nel caso di questi impianti è necessario predisporre una adeguata cartellonistica, che informi delle norme di sicurezza che occorre rispettare.

È obbligatorio l’uso delle mascherine negli ambienti chiusi tipo reception, spogliatoi, servizi, bar, ecc… e negli ambienti all’aperto dove non è possibile mantenere il distanziamento di un metro (ingressi, percorsi, ecc.).

Deve essere assicurata la pulizia e disinfezione quotidiana dei locali, ambienti, sezioni, postazioni di lavoro.

Deve essere svolta, inoltre, una regolare e frequente pulizia e disinfezione delle aree comuni, spogliatoi, cabine, docce, servizi igienici, attrezzature (sdraio, sedie, lettini, incluse attrezzature galleggianti, natanti, etc.).

Le attrezzature come ad esempio lettini, sedie a sdraio, ombrelloni etc. vanno disinfettati ad ogni cambio di persona o nucleo famigliare. Occorre anche garantire la disponibilità in vari punti di erogatoricon soluzione disinfettante per l’igienizzazione delle mani.

Per garantire il corretto distanziamento tra le persone, occorre definire misure di distanziamento minime nelle vasche e aree pertinenti nonché nel solarium e tra le attrezzature disponibili, fermo restando che deve in ogni caso essere assicurato il distanziamento interpersonale di almeno un metro.

Le aree giochi per bambini vanno delimitate ed individuate, indicando il numero massimo di bambini consentiti all’interno dell’area. Ovviamente vi invitiamo e leggere le varie ordinanze regionali di interesse per conoscere in dettaglio tutte le misure da attuare.