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Quali test fare per il Covid-19? I consigli del Ministero

Quali test fare per escludere di essere entrato in contatto con il virus? I test rapidi funzionano?

Queste sono alcune delle classiche domande che capita di sentire. Tanto nella vita quotidiana quanto in ambito lavorativo. Vediamo insieme le indicazioni del Ministero della Salute.

La paura mista a dubbi

Non è mai facile gestire una situazione di esposizione ad alto rischio. In una prima fase spesso ci si chiede se il tampone nasofaringeo deve essere fatto oppure no. Se magari può essere meglio fare dei tamponi rapidi.

Come reagire in caso di risultato positivo o di risultato negativo. Altro dubbio è come comportarsi in caso di presenza o meno di una carica virale che vorrebbe dire che c’è una infezione in corso. Ancora, come gestire la risposta immunitaria del proprio organismo.

Sono aspetti che alla luce della crescita esponenziale dei casi di covid e delle ultime decisioni del governo di differenziare l’Italia in tre zone sulla base del rischio è bene valutare. E’ importante infatti cercare di capire quali sono i sintomi più diffusi per diagnosticare l’avvenuto contagio da Sars-Cov-2.

Le indicazioni su quali test fare

Il Ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità hanno redatto una sorta di questionario con domande e risposte per aiutare le persone. L’obiettivo è valutare se, in caso di malessere, si tratti di influenza o di coronavirus.

Innanzitutto occorre capire se si è a rischio contagio e quali sono i sintomi. I sintomi variano in base alla gravità della malattia. Dalla loro assenza (asintomatici), alla presenza di febbre, tosse e mal di gola.

Ancora, mal di testa, naso che cola, debolezza, affaticamento e dolore muscolare. Nei casi più gravi, polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi e shock settico, che possono portare anche alla morte.

I sintomi più comuni

Ancor prima di valutare quali test fare è bene sapere che i sintomi più comuni sono comunque: la febbre ≥ 37,5°C e i brividi. Ma anche, una tosse di recente comparsa, una difficoltà respiratoria e la perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia). Oppure la diminuzione dell’olfatto (iposmia), la perdita del gusto (ageusia) o l’alterazione del gusto (disgeusia). Nonché avere il naso che cola, avere il mal di gola o la diarrea (soprattutto nei bambini).

Chi sono le persone più a rischio?

I soggetti con più di 70 anni e quelli con patologie preesistenti. Ad esempio ipertensione, problemi cardiaci e diabete. Ma anche malattie respiratorie croniche o cancro e pazienti immunodepressi (per patologia congenita o acquisita, trapiantati o in trattamento con farmaci immunosoppressori) hanno maggiori probabilità di sviluppare forme gravi di malattia.

Anche i bambini sono a rischio di infezione e qual è il potenziale ruolo nella trasmissione del coronavirus?

I bambini sono spesso asintomatici o presentano sintomi lievi di Covid -19, e hanno un rischio molto inferiore rispetto agli adulti di sviluppare forme gravi di malattia.

Tuttavia, l’infezione in alcuni casi può comportare lo sviluppo di complicanze o forme cliniche peculiari. Ecco perché va comunque posta molta attenzione quando i bambini manifestano i sintomi dell’infezione, soprattutto se con meno di un anno di età e in presenza di condizioni patologiche preesistenti.

Non è tuttavia ancora nota la capacità dei bambini, prevalentemente asintomatici, di trasmettere Sars-CoV-2 rispetto agli adulti.

Quando una persona si deve ritenere contagiosa?

Il periodo infettivo può iniziare uno o due giorni prima della comparsa dei sintomi, ma è probabile che le persone siano più contagiose durante il periodo sintomatico, anche se i sintomi sono lievi e molto aspecifici. Si stima che il periodo infettivo duri 7-12 giorni nei casi moderati e fino a due settimane nei casi gravi.

Quali sono i test disponibili per rilevare l’infezione da SARS-CoV-2?

Attualmente sono disponibili i test molecolari. Questi permettono di rilevare, mediante tampone naso/oro-faringeo, la presenza di materiale genetico (RNA) del virus.

Poi ci sono i test antigenici rapidi, che permettono di evidenziare rapidamente (30-60 min), mediante tampone nasale, naso/oro-faringeo. Oppure salivare. La presenza di componenti (antigeni) del virus. Infine troviamo i test sierologici, che rilevano l’esposizione al virus, evidenziando la presenza di anticorpi contro il virus, ma non sono in grado di confermare o meno un’infezione in atto.

I test sierologici (tradizionali o rapidi) possono sostituire il test molecolare?

I test sierologici non possono, allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, sostituire i test diagnostici (molecolare o antigenico). Questo in quanto evidenziano la presenza di anticorpi contro il coronavirus e rilevano l’avvenuta esposizione al Sars-CoV-2. Tuttavia non sono in grado di confermare o meno un’infezione in atto.

I test sierologici sono utili per una valutazione epidemiologica della circolazione virale, per stimare la diffusione dell’infezione in una comunità.

Esistono test salivari (molecolari e antigenici)?

Recentemente sono stati proposti sul mercato test che utilizzano la saliva come campione da analizzare. Il prelievo di saliva è più semplice e meno invasivo rispetto al tampone naso-faringeo.

Tuttavia questa tipologia di test difficilmente si presta allo screening rapido di numerose persone, in quanto richiede un laboratorio attrezzato. Come per i tamponi, anche per i test salivari esistono test di tipo molecolare (che rilevano cioè la presenza nel campione dell’Rna del virus) e di tipo antigenico (che rilevano nel campione le proteine virali).

I test salivari possono essere attualmente utilizzati per lo screening rapido di numerose persone?

In genere la saliva non si presta bene all’utilizzo con le apparecchiature di laboratorio altamente automatizzate. Di regola utilizzate per processare elevati volumi di campioni molecolari. Questo perché essa ha densità variabile e può creare problemi ai sistemi di pescaggio ad alta automazione.

Inoltre, per quanto riguarda i test antigenici, la sensibilità del test è simile a quella dei test antigenici rapidi solo nel caso in cui il test venga effettuato in laboratorio. Quindi, a meno che non si attivino unità di laboratorio presso i punti dove viene effettuato il prelievo, difficilmente è utilizzabile in contesti di screening rapido.