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Reato da infortunio, chi risparmia paga ex decreto 231

La società che risparmia sulla sicurezza dei lavoratori commette un reato e può rispondere, ai sensi del D.Lgs 231/01. Questo nel caso di infortunio del dipendente verificatosi proprio a causa della violazione, della normativa antinfortunistica.

La Corte di cassazione con la sentenza n. 13575 del 05/05/2020, è tornata sul tema della sicurezza negli ambienti di lavoro e sulla eventuale responsabilità amministrativa dell’ente per il reato previsto e disciplinato all’art. 25-septies del decreto 231. Cioè omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

Un tema quanto mai attuale e che può avere risvolti nei casi di lesione o decesso del dipendente a sguito di infezione Covid-19, contratta in occasione dell’attività lavorativa.

Il caso concreto della sentenza n. 13575/2020

I giudici di legittimità hanno confermato la responsabilità amministrativa della società per lesioni colpose subite da un dipendente. Si tratta di un trauma a una mano con ustioni e ferite subito da un operaio con mansioni di attrezzista. Mentre stava procedendo alla rimozione di materiale plastico che aveva ostruito un iniettore.

In particolare, si legge, il lavoratore aveva compiuto quella operazione senza indossare idonei guanti ad alta protezione termica. Senza attendere che la camera calda si raffreddasse prima di procedere e con k’ausilio di una bacchetta di rame.

La società è stata ritenuta responsabile in quanto aveva risparmiato il denaro necessario all’acquisto di guanti di protezione. Non aveva curato la formazione dei lavoratori mediante appositi corsi.

Ed inoltre si era avvantaggiata per l’imposizione di ritmi di lavoro, che prescindevano dalla messa in sicurezza della macchina. Tramite il raffreddamento della stessa, prima dell’intervento riparatore. In tal modo conseguendo, a scapito della sicurezza dei lavoratori, un aumento della produttività.

L’incidente, infatti, si era verificato proprio a causa di quelle gravi carenze in materia di sicurezza, riscontrate a carico del datore di lavoro, che sono state successivamente accertate nel corso del giudizio penale.

Reato per colpa di organizzazione e interesse/vantaggio dell’ente

La responsabilità amministrativa ex 231 viene tradizionalmente individuata, sul piano soggettivo, nella cosiddetta colpa di organizzazione.

Fondata proprio sul generale rimprovero derivante dalla inottemperanza, da parte dell’ente, dell’obbligo di adottare le cautele organizzative. Nonché gestionali. Necessarie a prevenire la commissione di reati idonei a fondare la responsabilità ai sensi del decreto 231. Come indicato dalla sentenza delle sezione unite penali n. 38343/2014 “ThyssenKrupp”.

Sul piano dell’imputazione oggettiva, si fa invece riferimento all’art. 5 del decreto 231. Secondo cui l’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio dai soggetti che rivestono posizioni apicali con funzioni di rappresentanza. Nonché amministrazione o gestione, nonché dalle persone sottoposte alla direzione e alla vigilanza dei primi.

Altre indicazioni in merito al reato colposo per infortunio

Occorre tener presente, però, la peculiarità dei reati colposi di evento conseguenti proprio alla violazione della normativa antinfortunistica che potrebbero coinvolgere la persona giuridica nell’imputazione ai sensi dell’art. 25-septies citato.

Quale potrebbe essere, infatti, l’interesse e/o il vantaggio correlato alla commissione del reato di cui all’art. 25-septies? In altre parole, come può l’evento lesione/morte del dipendente, causato dalla violazione delle cautele antinfortunistiche da parte del datore di lavoro, rappresentare addirittura un interesse o un vantaggio per la società?

La giurisprudenza, in tema di interesse e vantaggio, ha fornito chiarimenti. Tali aspetti ricorrono, rispettivamente, il primo, quando l’autore del reato abbia violato la normativa cautelare con il consapevole intento di conseguire un risparmio di spesa per l’ente.

Ciò indipendentemente dal suo effettivo raggiungimento. Il secondo, qualora l’autore del reato abbia violato sistematicamente le norme antinfortunistiche, ricavandone oggettivamente un qualche vantaggio per l’ente.

Sotto forma di risparmio di spesa o di massimizzazione della produzione, indipendentemente dalla volontà di ottenere il vantaggio stesso (tra le ultime, Cass. Pen. n. 39741/2019).

Anche nella richiamata sentenza del 05/05/2020. I giudici hanno stigmatizzato proprio il risparmio di denaro, da parte dell’ente, sui necessari presidi antinfortunistici. Nonché la sua propensione a prediligere la produttività a scapito della stessa sicurezza dei lavoratori.

Casistica

La giurisprudenza, in merito al risparmio di spesa e all’aumento della produttività, ha individuato una serie significativa di violazioni.

L’omessa realizzazione del DVR o DUVRI con conseguente risparmio di spesa in ordine alle misure che dovrebbero essere previste. Ancora, l’omessa attività formativa dei dipendenti circa le modalità di utilizzo di particolari macchinari, anche con riferimento alla manutenzione.

Il mancato acquisto dei DPI o la loro mancata sostituzione ove usurati. La possibilità di velocizzare gli interventi manutentivi su determinati macchinari con conseguente risparmio dei tempi di lavoro, aumento della produttività, e minor scarto di materiale. L’imposizione di ritmi produttivi tali da privilegiare la velocità di esecuzione a scapito della sicurezza.

Le finalità delle norme di prevenzione per prevenire questa fattispecie di reato

Non va dimenticato, infatti, il significato più rigoroso che viene attribuito, in sede penale, proprio alle norme di prevenzione. Intese a tutelare non solo il lavoratore inesperto, distratto o stanco.

Bensì anche quello esperto, il quale, assuefatto dal pericolo, coscientemente e volontariamente. Confidando sulle sue capacità. Nonché abilità e esperienza. Ponga in essere comportamenti funzionali alle mansioni affidategli e non eccentrici rispetto ad esse.

Nonché al procedimento lavorativo e alle direttive organizzative ricevute. Magari per migliorare l’attività o il prodotto.

Ciò per non interrompere la lavorazione in corso. Ovvero per velocizzare il lavoro, aiutare un collega o per altri motivi verificabili in concreto (Cass. Pen. n. 29538/2019).

Profili di attualità dell’emergenza Covid-19

I principi evocati dalla sentenza 05/05/2020 rivestono, almeno sul piano generale, estrema attualità, considerata l’emergenza epidemiologica che ha coinvolto, negli ultimi mesi, numerose realtà aziendali con le inevitabili implicazioni anche sul versante giuridico, in particolare penale.

Basti pensare, infatti, alle potenziali conseguenze 231 in capo alle società. Non solo in termini sanzionatori, ma anche di coinvolgimento giudiziario e reputazionale.

Nel caso venga accertato, seppur con tutte le oggettive difficoltà che caratterizzerebbero quel tipo di accertamento. Che l’infezione da Covid-19 sia stata contratta da dipendente in occasione dell’attività lavorativa proprio a causa dell’omessa o inesatta/parziale predisposizione. Da parte del datore di lavoro. Delle cautele previste dai recenti protocolli condivisi anti-contagio.

Presidi 231 nell’emergenza Covid-19

La delicatezza e la complessità della materia suggeriscono, nell’attuale contingenza, la piena attivazione di tutti i presidi 231, in particolare quelli previsti all’art. 30 del D.Lgs 81/08.

Norma che impone, da una parte, il monitoraggio circa l’aggiornamento delle più recenti previsioni legislative. Dall’altra, l’attuazione di tutte le misure correttive imposte dalla stessa decretazione emergenziale.

La relativo tracciabilità documentale può rappresentare, per la società che dovesse essere coinvolta in un accertamento giudiziario, una concreta testimonianza di come abbia operato. Non secondo il cosiddetto risparmio di spesa, ma in piena coerenza alle prescrizioni provenienti dalle autorità.

In questo nuovo contesto l’organismo di vigilanza è tenuto a coordinarsi, anche attraverso l’intensificazione dei flussi normativi. Con le varie funzioni aziendali. Nonché con il cosiddetto comitato di crisi anche in ordine alla corretta attuazione dei nuovi protocolli anti contagio.