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Regione Veneto: indicazioni per la tutela da coronavirus

La Regione Veneto ha fornito lo scorso 26 marzo l’ultimo aggiornamento delle “Indicazioni operative per la tutela della salute negli ambienti di lavoro non sanitari.”.

In un momento in cui il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, con il prezioso supporto del consiglio regionale e della protezione civile.

Così come altre regioni italiane tra cui la Lombaria e il Friuli Venezia Giulia. Nonché l’ Emilia Romagna o la Campania. Sono molto attive per cercare di arginare e superare l’attuale emergenza sanitaria in atto.

Sono state pubblicate le ultime indicazioni regionali per la tutela della salute negli ambienti di lavoro non sanitari.

L’evoluzione della diffusione del virus Sars-CoV-2 sul territorio italiano. Nonché il corrispondente sviluppo di nuove norme nazionali. Ovvero di protocolli per il contenimento del nuovo coronavirus, obbliga le Regioni e gli enti locali in genere ad aggiornare i propri documenti e le proprie ordinanze.

Aggiornamenti che, al di là del rincorrersi dei riferimenti normativi, riportano spesso anche nuove indicazioni per le aziende, gli operatori e i lavoratori in materia COVID-19.

Le ultime indicazioni della Regione Veneto

È il caso di un documento della Regione Veneto che è arrivato alla versione 9 del 26 marzo 2020. Si tratta di un documento che presenta, rispetto ai precedenti, alcune conferme.

Ad esempio riguardo alla non necessità di un aggiornamento del documento di valutazione dei rischi. Ma anche alcune importanti novità. Ad esempio in materia di formazione, di verifiche periodiche e di tutela dei lavoratori fragili.

Argomenti che sarebbe utile fossero trattati. Come in molti casi non sta ancora avvenendo. Con documenti e indicazioni valide. Ciò anche attraverso un reale benché difficile confronto tra le Regioni, sull’intero territorio nazionale.

Esaminiamo oggi dunque la nuova versione del documento “Nuovo coronavirus (SARS-CoV-2). Indicazioni operative per la tutela della salute negli ambienti di lavoro non sanitari”. Si tratta della versione 9 del 26 marzo 2020. Elaborato, come per le altre versioni, dall’Area Sanità e Sociale – Direzione Prevenzione, Sicurezza alimentare, Veterinaria – della Regione Veneto.

Nel documento. Il quale fa riferimento alle più recenti normative nazionali in materia COVID-19. Nonché al “Protocollo condiviso” sottoscritto dalle parti sociali.

Si sottolinea che con questa versione si intendono superate, qualora non compatibili, le misure raccomandate nelle versioni precedenti. Nelle quali in ogni caso già si evidenziava la necessaria supremazia di eventuali indirizzi nazionali specifici per gli ambienti di lavoro. Nella piena conoscenza che la tutela della salute pubblica richiede un orientamento unico e non differenziato tra i diversi ambiti locali.

Le novità della Regione Veneto per le verifiche e manutenzioni periodiche

Riportiamo poi alcune indicazioni nuove fornite dalla Regione Veneto relative alle verifiche e manutenzioni periodiche.

Nel documento si indica che ai sensi del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 tutti i certificati ed attestati. Nonché i permessi, le concessioni e gli atti comunque denominati. In scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020 conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020”.

E si ritiene che tale disposizione sia applicabile anche agli adempimenti e alle manutenzioni ordinarie degli impianti. Nonché dei presidi di sicurezza negli ambienti di lavoro previste dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

Tra questi rientrano, a titolo non esaustivo, le verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro di cui all’articolo 71. Nonché gli impianti di messa a terra.

Ovvero dei mezzi di sollevamento. Ancora, la manutenzione di estintori secondo la norma UNI 9994 e altri presidi antincendio. Ad esempio le luci di emergenza, le porte antincendio, etc.

La Regione Veneto indica che tali attività sono normalmente realizzate da personale interno specializzato. Ovvero da personale di ditte esterne. In entrambi i casi ciò comporta spostamenti verso diversi siti produttivi. Nonché all’interno di uno stesso sito da parte degli operatori.

Questo è in contrasto con le misure restrittive adottate a livello nazionale. Pertanto, si ritiene che tali attività, fatte salve situazioni di rischio grave e immediato, possano essere differite. Ciò a patto che siano completate in tempi stretti al termine dell’emergenza sanitaria.

Le indicazioni operative per gli scenari plausibili

Il documento ha poi integrato la parte, che riprendiamo interamente, relativa ad alcuni scenari plausibili, “corredati dalle indicazioni operative ritenute appropriate per una loro corretta gestione:

  • Lavoratore sottoposto alla misura della quarantena. Il quale non ha rispettato il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora e si presenta al lavoro.
    La Regione Veneto in questo caso prevede di non adibire ad attività lavorativa. Deve essere fornita e fatta indossare una mascherina chirurgica.
    Inoltre deve essere data indicazione di tornare e rimanere presso la propria abitazione o dimora. Evitando l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici. Dandone contestuale informazione alle autorità competenti.
  • Lavoratore che riferisce di essere stato nei 14 giorni precedenti a contatto stretto (secondo la definizione contenuta nel documento, ndr) con un caso di COVID-19 che si presenta al lavoro. Tale soggetto probabilmente è già noto all’Azienda Sanitaria Locale. Dovrebbe essere già stato posto in isolamento domiciliare. Si raccomanda comunque di non adibirlo ad attività lavorativa.
    Deve essere fornita e fatta indossare una mascherina chirurgica. Deve inoltre essere data indicazione di tornare e rimanere presso la propria abitazione o dimora (evitando l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici).
    Ancora, di contattare il proprio Medico di Medicina Generale. Ovvero il Servizio di Continuità Assistenziale. Ciò anche ai fini della attestazione, nel caso, dello stato di malattia.
    Finché il soggetto permane all’interno dell’azienda. Si deve assicurare che rimanga il più possibile lontano e isolato dagli altri soggetti presenti.

Indicazioni per altri possibili scenari

  • Lavoratore che, inizialmente non sintomatico, durante l’attività lavorativa sviluppa febbre e sintomi respiratori (tosse e difficoltà respiratoria). In questo caso gli addetti al primo soccorso aziendale.
    Ad integrazione di quanto già stabilito nei piani di emergenza aziendali. Dovranno indossare e far indossare al soggetto che ha manifestato i sintomi una mascherina chirurgica. Nonché far allontanare dai locali eventuali altri lavoratori o utenti presenti e contattare il 118.
  • Lavoratore non sintomatico durante l’attività lavorativa che in seguito sviluppa un quadro di COVID-19. In tal caso non è previsto alcun adempimento specifico a carico del Datore di lavoro (o suoi delegati).
    Quello che bisogna fare è collaborare con l’azienda sanitaria competente mettendo a disposizioni le informazioni in proprio possesso. Ciò al fine di valutare eventuali contatti.
    Gli eventuali contatti saranno inclusi in uno specifico percorso di sorveglianza da parte dell’azienda sanitaria competente. Questo comprende anche l’isolamento domiciliare per 14 giorni dall’ultimo contatto avvenuto.
  • Lavoratore in procinto di recarsi all’estero in trasferta lavorativa. La Regione Veneto prevede di disporre che il Servizio di Prevenzione e Protezione acquisisca le informazioni più aggiornate sulle aree di diffusione del SARS-CoV-2.
    Queste sono disponibili attraverso i canali ufficiali. Il documento riporta un link di esempio. Ciò al fine di valutare, con il supporto del Medico Competente, il rischio associato alla trasferta prevista. Inoltre, si ritiene importante che prima della partenza il lavoratore sia informato in merito alle disposizioni delle autorità sanitarie del paese di destinazione.
  • Lavoratore in procinto di rientrare dall’estero da trasferta lavorativa. Si prevede di disporre che il lavoratore rientrante in Italia da aree a rischio informi il Dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria competente. Ciò per l’adozione di ogni misura necessaria. Compresa la permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva.

Altre indicazioni fornite dalla Regione Veneto

Il documento riporta due precisazioni:

  • Il lavoratore che rientra al lavoro dopo un periodo di assenza per malattia non necessita di alcuna specifica attestazione. Questo ad eccezione dei periodi superiori a 60 giorni consecutivi. Come del resto già previsto dal D.Lgd 81/2008;
  • Il SARS-CoV-2 è un virus respiratorio che si trasmette attraverso contatti stretti diretti con una persona infetta. In particolare, la principale via di trasmissione è il contatto stretto diretto con una persona che presenta sintomi.
    E’ ritenuto possibile, sebbene in casi rari, che anche persone nelle fasi iniziali della malattia. Quindi con sintomi assenti o molto lievi. Possano trasmettere il virus.
    Ad ogni modo, allo stato attuale, nel caso di un contatto indiretto. Cioè un contatto avvenuto con persona che a sua volta abbia avuto un contatto stretto con un soggetto risultato positivo.
    Qualora il soggetto non presenti alcun sintomo. Ovvero fino a quando non venga nel caso classificato come un contatto diretto. Non si rendono necessari particolari provvedimenti sanitari. Nonché misure di prevenzione aggiuntive rispetto alle indicazioni espresse per la popolazione generale.

Il medico competente e la tutela del lavoratore fragile

Riportiamo, in conclusione, alcuni nuovi riferimenti regionali, in relazione alle indicazioni per il medico competente, alla tutela del lavoratore “fragile”.

Il documento della Regione Veneto sottolinea che le previsioni del “Protocollo condiviso” con le parti sociali in data 14 marzo 2020. In base al quale spetta al Medico Competente segnalare all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei lavoratori. Risultano non applicabili nelle forme previste.

Le principali motivazioni consistono non solo nelle evidenti esigenze di tutela della privacy. Nonché di rispetto del segreto professionale.

Bensì anche nel fatto che situazioni di particolare fragilità potrebbero derivare da condizioni cliniche non correlabili all’attività professionale. Oppure non note al Medico Competente. Così come potrebbero appartenere a lavoratori non soggetti a sorveglianza sanitaria.

Si indica che per trovare situazioni di particolare fragilità. In assenza di ulteriori indicazioni di livello nazionale. Si ritiene che i criteri siano quelli generali stabiliti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 08 marzo 2020.

E’ fatta espressa indicazione a tutte le persone anziane. Ovvero affette da patologie croniche o con multimorbilità … Di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità. Nonché di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza inter – personale di almeno un metro. In seguito precisati dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (articolo 26, comma 2).

Tuttavia, non essendo possibile, se non ricorrendo ad impropri chiarimenti, fornire indicazioni applicabili alla complessità di ogni singolo caso.

Si ritiene opportuno che il Medico Competente individui la forma di tutela più appropriata per ciascun soggetto a rischio.

Riguardo ai giudizi di idoneità alla mansione

In ogni caso nel documento della Regione Veneto si precisa che in questo ambito non si ritiene applicabile. Non ricorrendone le condizioni.

L’espressione di un giudizio di non idoneità temporanea alla mansione specifica. Ciò ad eccezione degli ambienti di lavoro sanitari. Esclusi dal campo di applicazione del presente documento.

Rimandiamo alla lettura integrale del documento che si sofferma su vari altri argomenti. Clicca sul pulsante di seguito per scaricarlo.