rischio biologico coronavirus

Rischio biologico coronavirus, recepita la direttiva europea

Bisogna valutare il rischio biologico da coronavirus? Alla luce del recepimento avuto con il decreto legge 7 ottobre della Direttiva 2020/739 quale informazione in più si rende necessaria. Infatti grazie a questa modifica viene inserito il virus Sars Cov-2 nell’elenco degli agenti biologici previsti dal Testo Unico sicurezza sul lavoro. Vediamo bene come procedere.

Il contesto

In un momento come questo in cui la diffusione del coronavirus è più che mai attuale nella popolazione generale. E’ necessario porsi delle domande anche sul tema delle misure di prevenzione da adottare sul luogo di lavoro per contrastare il rischio coronavirus.

Rispetto al marzo 2020 infatti la diffusione del virus e il rischio di infezione da coronavirus Covid-19 sono tornate più che mai attuali. Il datore di lavoro deve aggiornare il documento di valutazione dei rischi? Questo aspetto può essere rilevante anche alla luce della recente modifica al D.Lgs 81/08 dovuta al recepimento della direttiva europea 2020/739.

Il rischio biologico da coronavirus

Il D.Lgs. 81/08 all’art. 268 del Titolo X tratta l’esposizione ad agenti biologici e classifica gli agenti biologici in 4 gruppi:  

  • Primo gruppo: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
  • Secondo gruppo: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori. E’ poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • Terzo gruppo: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori. L’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • Quarto gruppo: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani. Costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità. Non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

La nuova direttiva europea

La nuova Direttiva (UE) 2020/739 della Commissione del 3 giugno 2020, impatta il rischio biologico da coronavirus. Infatti inserisce il virus SARS-CoV-2 nel gruppo 3. Questo è fondamentale anche per capire come affrontare la valutazione del rischio.

Nella nuova direttiva si indica che la pandemia da Covid-19 “ha colpito tutti gli Stati membri dall’inizio del 2020. Sta causando gravi perturbazioni in tutti i settori e servizi, con ripercussioni dirette sulla salute e la sicurezza di tutti i lavoratori ovunque nell’Unione”.

In questa fase il rispetto e l’applicazione delle disposizioni nazionali. Le quali recepiscono le norme dell’Unione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Sono, più che mai, di massima importanza.

La Direttiva 2000/54/CE stabilisce norme per la protezione dei lavoratori contro i rischi che derivano o possono derivare per la loro sicurezza e salute. Dovuta all’esposizione agli agenti biologici durante il lavoro.

La direttiva si applica alle attività in cui i lavoratori sono o possono essere esposti ad agenti biologici a causa della loro attività lavorativa. Stabilisce, per qualsiasi attività che possa comportare un rischio di esposizione ad agenti biologici, le misure da adottare. Ciò al fine di determinare la natura, il grado e la durata dell’esposizione dei lavoratori a tali agenti.

Con la direttiva (UE) 2019/1833 della Commissione è stata già apportata una modifica all’allegato III della direttiva 2000/54/CE. Sono infatti stati aggiunti numerosi agenti biologici. Tra questi il coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave (virus SARS) e il coronavirus della sindrome respiratoria medio-orientale (virus MERS).

La nuova direttiva apporta una modifica relativa al virus “Coronavirus” della sindrome respiratoria acuta grave. Abbreviato «SARS-CoV-2», che ha causato la pandemia è molto simile ai virus SARS e MERS.

Il rischio biologico da coronavirus e le indicazioni della direttiva

Il nuovo coronavirus può causare gravi malattie umane nella popolazione infetta, presentando un serio rischio in particolare per i lavoratori anziani. Nello specifico quelli con una patologia soggiacente o una malattia cronica.

Attualmente non sono disponibili vaccini o cure efficaci, ma si stanno compiendo sforzi importanti a livello internazionale. Finora sono stati trovati un numero considerevole di vaccini candidati.

La direttiva indica poi che alla luce della gravità della pandemia di Covid-19 a livello mondiale. Nonché in considerazione del fatto che ogni lavoratore ha diritto a un ambiente di lavoro sano, sicuro e adeguato. Così come previsto dal principio 10 del pilastro europeo dei diritti sociali. La direttiva prevede un periodo di recepimento breve, di cinque mesi.

L’articolo 3 della nuova direttiva indica che gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative. Nonché regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 24 novembre 2020. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

La direttiva è entrata in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, avvenuta il 4 giugno 2020.

Il recepimento nazionale della direttiva

Al comma 1 dell’art. 4 del decreto legge 125/2020, ha proprio per titolo “Attuazione della direttiva (UE) 2020/739 della Commissione del 3 giugno 2020″.

Essa riguarda l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui è noto che possono causare malattie infettive nell’uomo. Si precisa che, in vista del recepimento della direttiva UE 2020/739 che chiaramente richiederà il rispetto delle consultazioni di rito.

Si procede col dare attuazione allo specifico inserimento, nell’elenco degli agenti biologici riportato nell’allegato XLVI del D.Lgs. 81/2008, del SARS-CoV-2 nella sezione virus. Con tale modifica dunque il rischio biologico da coronavirus trova la sua “formalizzazione” nel Testo Unico.

Tale inserimento è avvenuto con classificazione gruppo 3 che, ai sensi dellart.267 del D.Lgs. 81/2008 corrisponde ad un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani. Esso costituisce un serio rischio per i lavoratori.

L’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

L’aggiornamento della valutazione dei rischi alla luce della direttiva europea

La classificazione allo stato attuale non modifica quanto previsto dalle disposizioni vigenti (per i settori non sanitari). Secondo le quali il Covid-19 rappresenta un rischio biologico generico, di natura esogena e, pertanto, non ricompreso tra i rischi propri dell’ambiente di lavoro.

Tuttavia sarà, gioco forza, necessario comunque tenere presente quanto previsto dal D.Lgs 81/08. Cioè il datore di lavoro dovrà dare evidenza, nella valutazione del rischio di cui all’articolo 17, comma 1, delle attività svolte.

Allo stato attuale, per queste situazioni dunque, non necessariamente si dovrà procedere con uno stravolgimento del DVR o delle misure attualmente previste. Anzi, tale misura potrà essere portata avanti anche facendo riferimento a documentazione “esterna” quali eventuali allegati (es. protocollo anti contagio).

Essa dovrà tenere conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative. In
particolare:

  • della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana. Quale quelli risultanti dall’allegato XLVI. Ovvero, in assenza, di quella effettuata dal datore di lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili;
  • dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;
  • dei potenziali effetti allergici e tossici;
  • della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in correlazione diretta all’attività lavorativa svolta;
  • delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio;
  • del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.

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