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Rischio contagio: le regole nelle zone arancioni

In questo momento è sicuramente complicato riuscire a fare il punto dei territori italiani a maggior rischio di contagio. In questa fase dell’evoluzione della pandemia in Italia da SARS-CoV-2 tra area gialla, area arancione o area rossa non è facile districarsi. Vediamo insieme gli scenari con un focus sulle aree arancioni.

Al momento una cosa è sicura. In questo momento non ci sono Regioni che sono in una fascia (area verde) senza alcuna restrizione. La situazione sanitaria dell’emergenza da nuovo coronavirus continua a rimanere critica.

Fatta questa premessa torniamo a parlare di strategie, scenari e precauzioni con riferimento al documento prodotto dal Ministero della Salute. Insieme con l’Istituto Superiore di Sanità e allegato al DPCM 3 novembre 2020 (allegato 25).

Si tratta di un documento che permette di comprendere non solo come si è arrivati a questa situazione a più fasce. Bensì anche quelli che potrebbero essere i futuri sviluppi in termini di escalation e de-escalation.

Come sappiamo le regioni a maggior rischio contagio rispetto alla “zona gialla” che fa riferimento alle misure contenute nell’articolo 1 del DPCM sono individuate con ordinanza del Ministro della salute. Sulla base del monitoraggio dei dati epidemiologici delle persone infette.

Con riferimento a quanto indicato nell’ultima ordinanze l’Italia si tinge sempre più di giallo e arancione. In particolare le regioni che appartengono alle zone a maggior rischio di contagio. Nello specifico nella zona arancione aumentano.

Le caratteristiche dello scenario 3 con rischio di contagio rilevante

Veniamo invece a quanto indicato nel documento in allegato 25 al DPCM 3 novembre 2020. Questo non solo presenta i possibili quattro scenari epidemicidi. Bensì li descrive nel dettaglio fornendo diverse informazioni sulle specifiche misure e interventi che possono essere adottati per ridurre la trasmissione del virus.

Ci soffermiamo oggi sullo scenario 3 ricordando che le cosiddette zone/aree arancioni del DPCM 3 novembre 2020 corrispondo allo scenario 3 con un livello di rischio contagio alto.

Avendo presente che con “Rt” si intende il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure di contenimento del virus. Lo scenario 3 riguarda valori di Rt regionali.

Questi sono prevalentemente e significativamente compresi tra Rt=1,25 e Rt=1,5. Si indica che un’epidemia con queste caratteristiche di trasmissibilità dovrebbe essere caratterizzata da una più rapida crescita dell’incidenza di casi rispetto allo scenario 2.

Ancora, mancata capacità di tenere traccia delle catene di trasmissione e iniziali segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali. Ciò in seguito all’aumento di casi ad elevata gravità clinica riconducibile ad un livello di rischio contagio elevato o molto elevato.

In base al sistema di monitoraggio rilevato ai sensi del DM Salute del 30 aprile 2020. La crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi.

Le misure previste

Si indica tuttavia che qualora l’epidemia dovesse diffondersi prevalentemente tra le classi di età più giovani. Come osservato nel periodo luglio – agosto 2020.

Nel caso si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (es. gli anziani). Il margine di tempo entro cui intervenire si potrebbe allungare anche di molto.

In ogni caso in uno scenario nazionale di questo tipo è presumibile che molte Regioni siano classificate a rischio alto, anche se sono possibili situazioni di rischio inferiore. Ciò almeno se si dovesse riuscire a limitare la trasmissibilità nelle aree con trasmissione sostenuta in un breve periodo. Limitando quindi la trasmissione interregionale.

Se la situazione di rischio contagio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane. Si rendono molto probabilmente necessarie misure di contenimento più aggressive.

Le indicazioni da seguire per gestire il rischio contagio

Ripotiamo di seguito un diagramma di flusso relativo alla ri-modulazione delle misure in base alla classificazione del rischio settimanale.

rischio contagio

Il documento riporta poi indicazioni sulla possibile classificazione del rischio e segnala le azioni necessarie.

Vediamo, ad esempio, quanto indicato per la classificazione del rischio di contagio settimanale alta/molto alta per un periodo di tempo di meno di 3 settimane consecutive.

In tal caso bisognerà valutare la ri-modulazione delle attività con misure più stringenti (escalation). Ciò con interventi straordinari estesi (restrizioni locali temporanee).

Ad esempio può essere necessario ricorrere al distanziamento fisico con la chiusura di locali notturni, bar o ristoranti. Ancora, ricorrere alla chiusura di scuole/università. Nonché indossare la mascherina in luoghi chiusi e nei luoghi di lavoro. Ciò per tutelare anche le altre persone.

Si potrà inoltre ricorrere a limitazioni della mobilità. In definitiva si dovranno adottare restrizioni locali temporanee su scala sub-provinciale (zone rosse) per almeno 3 settimane. Adottando un monitoraggio attento nella fase di riapertura.

In caso non si mantenga una incidenza relativamente bassa ed Rt <1,2 nel valore medio per almeno 3 settimane dopo la riapertura. Sarà necessario valutare una eventuale estensione geografica.

Altre indicazioni

Per quanto invece riguarda la classificazione del rischio di contagio settimanale alta/molto alta per 3 o più settimane consecutive. Nonché si evidenza di una situazione non gestibile con le misure straordinarie già messe in atto.

Bisognerà costruire un modello con la possibilità di restrizioni Regionali/provinciali. Torneranno utili funzionalità di condivisione sui social network o, meglio, con app Immuni. In particolare devono essere definire delle restrizioni più estese su scala Provinciale o Regionale in base alla situazione di emergenza. Nonché il ripristino su vasta scala del lavoro agile e di limitazione della mobilità individuale.

Rimandiamo in conclusione alla lettura integrale dell’allegato al DPCM 3 novembre 2020. Specialmente, della tabella 6 che riporta la ri-modulazione già vista. Tuttavia con declinazione nel dettaglio della ri-modulazione delle misure. Nonché considerando il periodo dell’anno che è rilevante per l’incidenza attesa di sindromi simil-influenzali.