rischio Sars Cov 2

Rischio Sars Cov 2 e dispositivi di protezione individuale

Proseguiamo la nostra analisi in materia di rischio biologico e relativi dispositivi di protezione da adottare nei confronti del rischio da Sars-Cov-2. Con riferimento alla conoscenze scientifiche attuali. Nonché alla normativa vigente in materia di sicurezza.

Vediamo le iniziative di prevenzione/protezione o misure e strumenti di sicurezza per garantire una idonea e concreta tutela dei soggetti presenti a qualsiasi titolo in uno stesso ambiente di lavoro.

Vediamo dunque quali misure devono essere individuate e adottate. Tenuto conto delle specifiche caratteristiche e peculiarità degli agenti biologici. Nonché dell’ambiente di lavoro e delle mansioni, una volta identificate le sorgenti di rischio.

In particolare l’art. 15 del decreto legislativo 81/2008 e s.m.i., prevede un principio chiaro. Cioè l’eliminazione dei rischi in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico.

Ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo. Il datore di lavoro deve inoltre aggiornare le misure di prevenzione in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e protezione.

A ricordare le misure di tutela dell’esposizione agli agenti biologici e gli obblighi normativi corrispondenti è un factsheet curato dall’Inail e dal titolo “Misure di sicurezza per gli agenti infettivi del gruppo 3 nelle attività sanitarie.

Il factsheet Inail in merito al rischio da Sars Cov 2 e relativi DPI

Il factsheet, già analizzato in precedenza, ricorda le novità normative. Ad esempio con riferimento all’inserimento del rischio del virus SARS CoV-2 nell’allegato XLVI del d.lgs. 81/2008 gruppo 3.

Segnala documenti utili per la prevenzione. Riporta inoltre molte indicazioni per le misure di sicurezza di tipo collettivo e per i dispositivi di protezione individuale.  

Oggi analizziamo in dettaglio alcuni dispositivi di protezione individuale per gli operatori a rischio di esposizione ad agenti biologici del gruppo 3. Cioè agenti che possono causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori. Inoltre questi agenti possono propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Gli agenti biologici del gruppo 3 e la protezione delle mani

Il factsheet indica che la protezione delle mani, nel caso di rischio microbiologico e quindi anche di rischio da Sars Cov 2, si attua con guanti non sterili o sterili.

I guanti di protezione utilizzati a tal proposito devono avere le seguenti caratteristiche: resistenza all’abrasione (livello 3), al taglio (1), allo strappo (0) e alla perforazione (2).

Questi dispositivi sono generalmente realizzati in nitrile oppure in lattice e neoprene (riutilizzabili o monouso) con esterno antiscivolo finemente increspato. Ovvero con altre finiture per favorire la presa. Interno floccato o felpato, polso lungo (lunghezza totale superiore a 30 cm) ben rifinito. Ancora, spessore tale da garantire sufficiente destrezza nella manualità delle operazioni, ma non inferiore a 0,35 mm.

Si segnala che i guanti con queste caratteristiche sono DPI di III categoria rif. d.lgs. 17/2019, con certificazione CE di Tipo nella quale è indicata la conformità a tutte le parti della norma tecnica EN 374. Con particolare riguardo alla EN 374-5 per quanto riguarda la protezione da agenti biologici.

I guanti per proteggersi dal rischio di Sars Cov 2

Inoltre per procedure sanitarie considerabili ad elevato rischio di esposizione. Ad esempio nel caso di procedure che possano comportare una maggiore facilità di rottura dei guanti o per laboratori BSL3 o P3.

E’ necessario selezionare DPI prodotti con materiali in grado di assicurare, nell’attività considerata, una migliore prestazione. Al riguardo va ricordato che attualmente non esistono in commercio guanti efficaci in assoluto per la protezione contro tagli ed abrasioni.

Ad ogni modo, è necessario considerare, nella scelta dei dispositivi, quanto previsto dall’art. 18 del d.lgs. 81/08 e s.m.i. Esso al punto z) prevede, tra gli obblighi del datore di lavoro e del dirigente una principio chiaro.

Cioè aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro. Ovvero in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione.

E dunque, continua il factsheet, è necessario selezionare i dispositivi che garantiscano la migliore tutela della salute. Ad esempio per gli operatori che svolgono attività che implicano specifiche esposizioni quali quelli di chirurgia ortopedica e addominale od altro similare.

Per questi operatori, considerando i relativi disposti del d.lgs. 81/08 e s.m.i., devono essere resi disponibili guanti realizzati con una formulazione di disinfezione immessa nella matrice polimerica. Questa deve essere in grado di abbattere considerevolmente il rischio Sars Cov 2 di infezione (circa 80%) in caso di lacerazione.

Questi si qualificano quindi come misura di sicurezza che garantisce una migliore tutela della salute in relazione ad un’appropriata esecuzione della valutazione del rischio.

Gli agenti biologici e i rischi di ferita da taglio e da punta

Riguardo poi ai rischi di ferita da taglio e da punta il factsheet ricorda che a partire dal 19 febbraio 2014 è stata inserito il Titolo X-bis del d.lgs. 81/2008, in attuazione della Direttiva 2010/32/UE. Esso riporta indicazioni inerenti la prevenzione e protezione delle ferite da taglio e da punta nel settore sanitario o ospedaliero.

Ricordiamo che l’articolo 286-bis indica che le diposizioni del Titolo X-bis si applicano a tutti i lavoratori che operano, nei luoghi di lavoro interessati da attività sanitarie. I quali sono alle dipendenze di un datore di lavoro, indipendentemente dalla tipologia contrattuale.

Ivi compresi i tirocinanti, gli apprendisti, i lavoratori a tempo determinato. Ancora, i lavoratori somministrati, gli studenti che seguono corsi di formazione sanitaria e i sub-fornitori.

Il factsheet ricorda poi che le nuove indicazioni correlate alla Direttiva obbligano a rendere disponibili per gli operatori dispositivi medici taglienti e/o pungenti dotati di meccanismi di protezione e sicurezza. Nonché ad attuare specifiche procedure di utilizzo e di eliminazione in sicurezza di tali dispositivi.

In particolare, un dispositivo di sicurezza per la prevenzione della puntura accidentale deve essere provvisto di un meccanismo di sicurezza che:

  • Integrato riduca il rischio di esposizione accidentale.
  • Crei una barriera protettiva efficace, permanente ed irreversibile tra la parte acuminata/tagliante del dispositivo stesso e le mani dell’operatore.
  • Mantenga l’effetto protettivo della barriera anche durante le manovre di eliminazione e smaltimento del dispositivo.
  • Sia dotato di un segnale (udibile e/o visibile) che consenta di verificare l’avvenuta attivazione del meccanismo di sicurezza.   

Gli agenti biologici del gruppo 3 e la protezione dei piedi

Tornando ai dispositivi di protezione individuale per i lavoratori a rischio Sars Cov 2 ed in generale di esposizione ad agenti biologici del gruppo 3 in ambito sanitario. Ci soffermiamo brevemente, in conclusione, sui dispositivi per la protezione dei piedi.

Il factsheet indica che per la protezione dei piedi è necessario indossare sovrascarpe o calzari monouso con chiusura mediante elastico. Ovvero in alternativa stivali in gomma.

Questi sono DPI di III categoria. Questa categoria, con riferimento al Regolamento 2016/425, comprende esclusivamente i rischi che possono causare conseguenze molto gravi quali morte. Ovvero danni alla salute irreversibili.

Tali dispositivi devono possedere certificazione CE di Tipo e conformità alla norma tecnica EN14126 Cat. 3, Tipo 4. Concludiamo segnalando che il factsheet si sofferma anche sui dispositivi di protezione individuale per per la protezione del corpo, delle vie respiratorie e del volto e degli occhi. Abbiamo già valutato questi aspetti in un precedente articolo.