trattamento di sanificazione

Trattamento di sanificazione: quale adottare?

Spesso ci viene chiesto quale trattamento di sanificazione adottare. Ovvero quale prodotto disinfettante usare per garantire la tutela negli ambienti di lavoro. Cerchiamo di fare chiarezza sul punto.

Quando si tratta di scegliere un prodotto di questo tipo si cerca di affidarsi ad un presidio medico chirurgico. Oppure di seguire le indicazioni del ministero della salute. L’obiettivo è quello di rimuovere lo sporco ed i vari agenti patogeni, in particolare il Covid 19.

Fin dal marzo 2020 l’ istituto superiore di sanità ISS ha fornito utili informazioni su come realizzare questa attività per contenere il virus. Lo scorso 15 maggio sono state aggiornate le relative indicazioni.

E’ stato toccato il trattamento di sanificazione con l’ozono. Tuttavia questo rapporto fornisce molte altre informazioni.

Queste possono essere utili alle aziende. Nonché agli operatori per il trattamento di superfici e ambienti interni non sanitari. Ciò per la prevenzione della diffusione dell’infezione da virus sars cov-2.

Il trattamento di sanificazione mediante radiazione ultravioletta

Il documento costituisce il Rapporto ISS COVID-19 n. 25/2020 e si sofferma su varie forme di trattamenti di sanificazione.

Il rapporto si sofferma, ad esempio, sul trattamento mediante radiazione ultravioletta. Ricorda che la radiazione UV-C ha la capacità di modificare il DNA o l’RNA dei microorganismi impedendo loro di riprodursi e quindi di essere dannosi.

Per tale motivo viene utilizzata in diverse applicazioni, quali la disinfezione di alimenti, acqua e aria.

Studi in vitro hanno dimostrato chiaramente che la luce UV-C è in grado di inattivare il 99,99% del virus dell’influenza in aerosol. Inoltre l’azione virucida e battericida, dei raggi UV-C è stata dimostrata in studi su virus analoghi al MERS-CoV e SARS-CoV-1.

Rimandiamo alla lettura integrale del documento che riporta ulteriori informazioni. Sia sui valori limite fissati dalla vigente normativa. Sia sulle modalità d’uso delle eventuali lampade germicide quale trattamento di sanificazione. Ciò anche con riferimento al loro utilizzo negli ambienti ospedalieri.

E si ricorda che la manutenzione di tali apparati è estremamente importante ai fini dell’efficacia e della sicurezza. In caso di rottura della lampada germicida a mercurio è necessario ventilare l’ambiente. Nonché evitare qualsiasi contaminazione per contatto ed inalazione del vapore del mercurio contenuto nella lampada, che è altamente tossico.

Dovrà essere predisposta una procedura di rimozione in sicurezza dei frammenti della lampada, secondo quanto indicato nel manuale di istruzioni fornito dal costruttore.

L’uso del cloro attivo

Un altro trattamento di sanificazione presentato, in relazione all’emergenza COVID-19, riguarda poi l’uso del cloro attivo.

Si indica che il cloro attivo ha attività battericida. Nonché fungicida e lievicida. Ma anche sporicida e virucida. Agisce mediante una modalità di azione ossidante non specifica.

Il meccanismo d’azione non specifico del cloro attivo limita il verificarsi di fenomeni di resistenza nei microorganismi. In particolare per quanto riguarda i virus.

E’ stata descritta l’efficacia contro il virus della bronchite infettiva. Nonché l’adenovirus di tipo 5. L’HIV e il virus dell’influenza A (H1N1). Per finire con orthopoxvirus e poliovirus.

In merito agli effetti sulla salute umana. Si sottolinea un rischio non accettabile di questo trattamento di sanificazione a seguito di inalazione da parte di utilizzatori professionali durante la disinfezione di grandi superfici.

Ciò laddove sia prevista una fase di applicazione del prodotto sulle superfici. Nonché una successiva pulitura manuale. Per questo motivo, se ne sconsiglia lo sversamento diretto sulle superfici.

Inoltre, poiché il prodotto può causare irritazione cutanea. Va limitato l’utilizzo al solo personale addestrato provvisto di guanti e altri dispositivi di protezione.

E dunque il trattamento con cloro attivo generato in situ può essere utilizzato in accordo con le limitazioni previste per la tutela dei lavoratori e della salute umana. Ad esempio quale sanitizzante per applicazioni su superfici. Nonché per condotte d’acqua idrosanitaria.

Il trattamento di sanificazione mediante perossido di idrogeno

L’ultimo trattamento su cui ci soffermiamo oggi riguarda l’utilizzo del perossido di idrogeno. Si tratta di un principio attivo che secondo la agenzia europea per le sostanze chimiche è efficace contro numerosi microorganismi.

Ad esempio batteri e lieviti. Nonché funghi e virus. Se ne considera l’applicazione mediante vaporizzazione/aerosolizzazione.

Si segnala che il meccanismo d’azione del perossido d’idrogeno è legato alle sue proprietà ossidanti. Nonché alla denaturazione dei componenti essenziali di microrganismi quali membrane lipidiche, proteine ed acidi nucleici.

L’attività antimicrobica scaturisce infatti dalla formazione di potenti ossidanti, quali i radicali idrossilici e i ‘singlet’ dell’ossigeno. Tali specie reattive causano danni non reversibili ai componenti cellulari e al DNA.

A seconda del metodo di applicazione il perossido di idrogeno, che è commercialmente conosciuto anche come “acqua ossigenata”, può avere molteplici utilizzi.

Si indica che esiste un tipico processo di decontaminazione basato su perossido d’idrogeno sotto forma di gas plasma. Attraverso questo un tasso prestabilito di perossido di idrogeno viene vaporizzato e iniettato in una camera di decontaminazione.

Le indicazioni sul metodo

L’obiettivo di questo trattamento di sanificazione è quello di favorire il più rapidamente possibile la formazione di un film sottile di perossido di idrogeno sulle superfici esposte.

Una volta erogata la quantità necessaria di perossido di idrogeno. Si passa alla fase di aerazione. In tale fase il vapore di perossido di idrogeno si converte cataliticamente in ossigeno e acqua.

Tale applicazione è soprattutto utilizzata per sterilizzare componenti elettroniche e dispositivi medici (DM) riutilizzabili termolabili ma è un processo spazialmente limitato, in quanto deve essere effettuato in autoclave.

Inoltre per la disinfezione delle superfici/ambienti il perossido d’idrogeno può essere applicato mediante aerosol o vapore. La diffusione mediante aerosol, con apparecchi in grado di produrre particelle nell’ordine di 0,3-0,5 μm, ne consente una diffusione uniforme nell’ambiente.

Conclusioni

Concludiamo segnalando che il documento si sofferma, tra le altre cose, anche sul trattamento mediante ozono. Offre inoltre indicazioni sulla possibilità di sanificazione dei capi di abbigliamento e dei materiali tessili.