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Vaccinati e Protocollo anti contagio. Come orientarsi?

Come orientarsi in relazione al rispetto del Protocollo Covid nei confronti dei lavoratori già vaccinati? Facciamo insieme il punto della situazione e vediamo quali indicazioni ci sono.

La campagna vaccinale procede spedita anche se il momento in cui tutti i cittadini saranno completamente vaccinati è ancora lontano. Le prime e seconde dosi somministrate sono in costante aumento.

Questo vuol dire che la copertura vaccinale con prima dose o con due dosi sta andando velocemente avanti. Il numero di persone vaccinate dunque aumenta sempre più. Questo anche grazie alla sempre maggiore disponibilità di vari tipi di vaccino disponibili tra cui vaccini pfizer, astrazeneca ecc.

Sul tema, lo scorso 6 aprile si è visto l’aggiornamento del Protocollo contenente le misure anti contagio. Il dubbio che tuttavia può nascere è legato proprio alla popolazione vaccinata. In particolare se questi lavoratori devono continuare a rispettare le misure di protezione o meno. Ad esempio, sono tenuti all’ uso delle mascherine ed al rispetto delle misure di igiene oppure possono essere previste deroghe in virtù del fatto che hanno ricevuto il vaccino anti Covid?

Dunque, in tale ipotesi, gli unici lavoratori che sarebbero tenuto al rispetto delle misure anti contagio sarebbero solo quelli devono ancora essere vaccinati. Quali sono le indicazioni a riguardo? Proviamo ad analizzare insieme il quadro attuale.

Il Protocollo anti contagio

Il protocollo di aggiornamento per le misure di contrasto al Covid-19 negli ambienti di lavoro del 6 aprile contiene elementi di novità su diversi aspetti. Ad esempio la formazione in materia di sicurezza e lavoro.

Nonché la riammissione in servizio dopo l’infezione da virus e l’obbligo di utilizzo delle mascherine in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro. Al chiuso o all’aperto. Salvo attività in condizioni di isolamento.

Anche se non espressamente menzionati. Le misure del Protocollo non ammettono deroghe per i lavoratori già vaccinati. Il Rapporto n. 19, licenziato dal Gruppo di lavoro dell’Istituto Superiore di Sanità il 13 marzo 2021.

Aveva già raccomandato che tutti i lavoratori, inclusi gli operatori sanitari continuassero a utilizzare rigorosamente i DPI. Nonché l’igiene delle mani, il distanziamento fisico e tutte le altre precauzioni secondo la valutazione del rischio. Questo indipendentemente dallo stato di vaccinazione.

Il Rapporto, infatti, aveva confermato che i vaccini anti Covid-19 riducevano significativamente la probabilità di sviluppare la malattia clinicamente sintomatica. Tuttavia non eliminavano completamente il rischio.

Il Protocollo, facendo riferimento in general agli ambienti di lavoro. Richiamando le indicazioni dell’Autorità sanitaria. Non può quindi essere derogato né essere oggetto di interpretazioni variabili per i lavoratori vaccinati. Anche se non espressamente contemplati.

Anzi, proprio in quanto non richiamati, i vaccinati sono trattati al pari degli altri. Sulla scorta del Rapporto ISS, in futuro servirebbe invece forse maggiore chiarezza sulle distanze.

Le indicazioni desumibili per i lavoratori già vaccinati

Ad esempio, secondo il Protocollo del 6 aprile, l’accesso agli spazi comuni è consentito con il mantenimento della distanza di un metro. Il Rapporto ammette che non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino la necessità di un incremento della distanza di sicurezza. Ciò in particolare a seguito della comparsa delle nuove varianti virali.

E’ stato però consigliato che un metro rimanga la distanza minima da adottare. Nonché che sarebbe opportuno aumentare il distanziamento fisico fino a due metri. Questo laddove possibile e specialmente in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria. Come ad esempio durante il consumo di bevande e cibo.

Una lettura conservativa dell’attuale Protocollo sarebbe quella di un metro. Questo però non esclude l’adozione di misure più rigorose della distanza nelle ari comuni. Nonché soprattutto quando no si utilizzano mascherine, ancorché con tempi ridotti, per il break bevande.

Vista la diffusione delle varianti anche in Italia, sarebbe stato opportuno un intervento più incisivo nel Protocollo. Il quale in ogni caso va sempre letto unitamente alle indicazioni dell’Autorità sanitaria.