vaccino covid

Vaccino Covid davvero obbligatorio sul lavoro?

Si sta parlando molto in questi giorni in merito al Vaccino Covid-19. Quali ripercussioni ci sono sui luoghi di lavoro? I lavoratori saranno obbligati a vaccinarsi? In caso di rifiuto rischieranno il licenziamento? In questi giorni si discute molto su questo punto. Cerchiamo di fare chiarezza.

Il vaccino anti Covid-19

Dopo che la agenzia europea del farmaco, analizzati gli esiti degli studi clinici, ha dato l’ok. Lo scorso 27 dicembre i paesi dell’Unione Europea hanno ricevuto il vaccino ed è partita la campagna vaccinale in Europa.

Come sappiamo sono quindi partite le campagne di vaccinazione in tutto il mondo. In questa prima fase i vaccini anti Covid-19 sorno destinati al personale più esposto al rischio. Si prevede quindi la somministrazione del vaccino al personale sanitario. Quindi i primi ad essere vaccinati saranno gli operatori sanitari e sociosanitari nonché le persone a più alto rischio quali i residenti delle rsa.

In una fase successiva poi, quando saranno disponibili un numero di dosi adeguato. Pari cioè a molti milioni di dosi, si procederà con una vaccinazione su larga scala. Per come stanno le cose adesso, sotto i 16 anni non si verrà vaccinati

I due vaccini contro il nuovo Coronavirus, sviluppati da Moderna e BioNTech-Pfizer, sono stati realizzati con una nuova tecnologia. Entrambi questi vaccini sono a base di RNA messaggero (o mRNA), una delle due molecole contenenti le informazioni genetiche specifiche per ogni organismo vivente. L’altra molecola è il DNA.

Alcuni autorevoli pareri

A confermare l’urgenza sanitaria e giuridica della questione, interviene nel dibattito l’ex procuratore Raffaele Guariniello. Il quale a riguardo, in un’intervista al Fatto Quotidiano dichiara: “Tutelare la salute significa vaccinare il maggior numero possibile di persone”.

Anche nel caso del vaccino contro il Covid-19. Non solo. Il giudice precisa anche che “non è un’indicazione morale. È ciò che prevede la legge”. Pertanto, il mancato rispetto di un obbligo può prevedere sanzioni, anche molto serie, come il licenziamento.

Covid-19: o vaccino o licenziamento?

Il principio per cui nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge è previsto dalla Costituzione, spiega il giudice.

L’art. 279 del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro impone indicazioni chiare al datore di lavoro. Mettere a disposizione vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico, da somministrare a cura del medico competente.

Il Covid-19 rientra tra gli agenti biologici, peraltro compreso nel gruppo dei più insidiosi, come stabilito da due decreti legge che hanno recepito una direttiva europea.

Quindi, a norma di legge, essendo, come speriamo tutti, ora a disposizione un vaccino per il Covid (l’agente biologico). Il datore di lavoro è tenuto a mettere “a disposizione” vaccini efficaci. Stiamo parlando di milioni e milioni di persone, dipendenti (e non) privati e pubblici.

Covid, vaccino o licenziamento: il tema del diritto/dovere sulla salute

Se è vero che la legge dice “mettere a disposizione”, afferma Guariniello, e dunque non obbliga nessuno a vaccinarsi, è anche vero che la stessa norma impone al datore di lavoro “l’allontanamento temporaneo del lavoratore”. In caso di inidoneità alla mansione su indicazione del medico competente.

E come può il medico non esprimere un giudizio di inidoneità se il datore di lavoro, proprio su parere del medico competente, ha messo a disposizione il vaccino, poi rifiutato dal lavoratore?. Ancora, la sorveglianza sanitaria non serve solo a tutelare il singolo lavoratore, prosegue il magistrato, ma anche tutti gli altri.

La Corte Costituzionale lo ha ribadito più volte: la tutela della salute è un diritto dell’individuo e un interesse della collettività.

Ecco quando si rischia la rescissione del rapporto di lavoro

La legge prevede l’obbligo di allontanare il lavoratore e di adibirlo ad altra mansione, ma solo “ove possibile”. La Cassazione ritiene che tale obbligo di “repechage” (ripescaggio) non può ritenersi violato quando la ricollocazione del lavoratore in azienda non è compatibile con l’assetto organizzativo stabilito dall’azienda stessa.

Insomma, il datore di lavoro è obbligato a predisporre misure organizzative per tutelare il lavoro. Ma se questo non è possibile si rischia la rescissione del rapporto di lavoro.

Vaccino Covid-19 e normativa: la legge è chiara

Una giusta causa di licenziamento? Lo stato di emergenza non consente i licenziamenti, risponde Guariniello. Il lavoratore fragile ha diritto allo smart working.

In futuro però il problema potrebbe presentarsi. Qualcuno potrebbe lamentare la violazione della libertà personale di non sottoporsi al vaccino. Potrebbe sì, ma per avere ragione dovrebbe prima cambiare la legge. Altrimenti la normativa è chiara nel prevedere la messa a disposizione del vaccino. L’allontanamento e la destinazione ad altra mansione, “ove possibile”, del lavoratore che si rifiuti inidoneo.

Altre autorevoli indicazioni

Più o meno le stesse tesi sono state formulate da Pietro Ichino, illustre giuslavorista, partendo da un riferimento normativo diverso. L’articolo 2087 del codice civile che obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda.

Secondo Ichino il datore di Lavoro non può, ma deve licenziare chi non si vaccina, una volta che i vaccini saranno realmente disponibili e si potrà vaccinare tutta la popolazione.

Per medici e infermieri che sono i primi a vaccinarsi secondo Ichino, l’obbligo già esiste. In pratica “O ti vaccini o ti licenzio” perché la protezione del tuo interesse alla prosecuzione del rapporto cede di fronte alla protezione della salute altrui.

Il riferimento alla Costituzione

Come esiste l’obbligo del distanziamento e delle mascherine allo stesso modo va gestito l’obbligo del vaccino anti Covid-19. Altre autorevoli fonti affermano però che non è possibile procedere con il licenziamento in quanto l’art 32 della costituzione afferma che non si può imporre un trattamento sanitario se non tramite una legge.

Ma Ichino afferma che ci sono due commi nell’art 32: il primo sancisce la  protezione della salute di tutti. Il secondo la libertà di scelta e di rifiuto della terapia. Se la scelta di non curarsi determina un pericolo per la salute altrui, prevale la tutela di questa.

Anche per Ichino non serve una legge in quanto “basta l’articolo 2087 del codice civile”. Bisogna però tenere presente che tranne per infermieri,  medici e pochi altri, il Covid-19 non è un rischio professionale.

Cioè non è generato né presente in modo specifico all’interno del processo produttivo. Quindi anche la normativa a tutela del lavoro cui fanno riferimento Guariniello e Ichino non è applicabile al caso specifico.

Inoltre il vaccino non è disponibile per le aziende. La sua gestione è centralizzata e ci vorranno mesi per vaccinare milioni di Italiani. Su questo punto probabilmente ci saranno discussioni a non finire.

Sul tema è intervenuta anche la fondazione Studi Consulenti del lavoro che conclude in questo modo: “Senza una norma che renda obbligatorio il vaccino per tutti i lavoratori, quale misura preventiva del contagio in azienda, come sarà possibile tutelare la salubrità dei luoghi di lavoro e la conseguente responsabilità penale del datore di lavoro?”