manutenzione impianti elettrici

Manutenzione impianti elettrici: garantire la sicurezza

In merito alla manutenzione degli impianti elettrici. Con riferimento al documento “Verifica e controllo impianti elettrici. Dlgs 81/08”. Analizziamo oggi una linea guida elaborata per fornire idonee pratiche relative al controllo e alla verifica degli impianti elettrici.

Sappiamo bene che il tema della definizione dei piani di manutenzione è molto importante. Piani dettagliati che riportano la periodicità e il tipo di verifiche e attività da svolgere.

Tuttavia la linea guida oltre a informazioni generali sui piani di manutenzione riporta anche alcuni esempi pratici che possono offrire utili indicazioni agli operatori nella manutenzione degli impianti elettrici.

Per favorire un’adeguata programmazione della manutenzione vediamo insieme su un esempio. Questo è relativo a edifici impiegati per attività commerciali. Nonché industriali o servizi allacciati ad una rete in bassa tensione (230/400 V fino a 200 kW).

La manutenzione degli impianti elettrici e lo stress ambientale

Nel documento si indica che gli impianti elettrici del tipo presentato in questo esempio possono essere allocati in aree residenziali o aree industriali.

Generalmente nelle aree residenziali, la tensione di rete ha caratteristiche diverse rispetto a quella che alimentano le aree industriali. Il motivo principale è legato alle caratteristiche intrinseche delle utenze.

Motori, condensatori e inverter. Ma anche saldatrici, tipo di illuminazione, ecc.. Queste con la loro caratteristica corrente assorbita, possono più o meno influenzare la forma d’onda della tensione di alimentazione della rete di distribuzione pubblica.

In questo senso lo stesso tipo di impianto elettrico potrebbe pertanto essere soggetto a livelli di stress ambientale molto diversi. Dunque ai fini della manutenzione sugli impianti elettrici, la valutazione del rischio e il relativo piano di azione dovrebbe essere sempre personalizzato.

Viene riportato l’esempio di un componente sensibile all’aumento della tensione di alimentazione o al livello di distorsione della forma d’onda. Maggiore è il valore della tensione di alimentazione e il valore di distorsione armonica. Minore è la vita attesa del componente sensibile a questi due indicatori di qualità dell’energia.

La programmazione è importante

Risulta, dunque, evidente che in questo contesto, la periodicità degli interventi di manutenzione deve essere aumentata.

Senza dimenticare che la temperatura di funzionamento dei componenti di un impianto elettrico ha anch’essa un peso non trascurabile in termini di invecchiamento.

Le correnti armoniche. Nonché le sovracorrenti o l’irraggiamento solare. Ancora, tutto ciò che ha come effetto l’aumento della temperatura, riduce il periodo di vita della maggior parte dei componenti elettrici, secondo le regole indicate dalle relative norme di prodotto.

Nel documento, che vi invitiamo a visionare integralmente, sono presentati i livelli di tensione ammissibili in servizio di un condensatore, con riferimento alla Norma CEI EN 60831.

Si segnala poi che la Norma UNI EN 13306 e la guida CEI 0-10 sono un importante punto di riferimento per la programmazione adeguata della manutenzione su impianti elettrici.

Non bisogna però dimenticare, in particolare negli impianti alimentati in bassa tensione, che pur essendo stati progettati. Nonché costruiti a regola d’arte. Le interferenze sono maggiori rispetto a quelli alimentati in alta e media tensione.

Il caso di una piccola area industriale

Nel documento è riportato uno specifico esempio:

L’esempio è relativo ad un caso concreto che si è verificato in una piccola area industriale: 

  • Tutti gli utenti allacciati allo stesso trasformatore hanno intrapreso attività per le quali è stato realizzato un impianto elettrico con utenze a bassa emissione armonica. Ciò in conformità con il regolamento di esercizio, la CEI 0-21 e delibera AEEG sono state adottate tutte le misure necessarie per la connessione alla rete pubblica. Incluso il rifasamento. Costituito nel caso da semplici apparecchiature automatiche di soli condensatori, in conseguenza di una bassa presenza di componenti armoniche;
  • L’utente 4. Ad esempio tipologia di attività lavanderia industriale. Dopo alcuni anni ha sostituito i vecchi macchinari con altri più evoluti e dotati di elettronica di potenza. Ha così ottenuto significativi vantaggi in termini di riduzione dei consumi di energia elettrica;
  • Tutti gli altri utenti allacciati alla stessa linea di distribuzione, ad eccezione di uno (utente 1), che aveva installato uno strumento multifunzione nel suo quadro generale. In assenza di strumenti di misura e di manutenzione sugli impianti elettrici. Non hanno avuto la possibilità di rilevare la presenza di interferenze conseguenti all’intervento eseguito nel rispetto di tutte le regole tecniche dall’utente 4;

La conclusione

  • Pur essendo tali interferenze limitate. Le apparecchiature di rifasamento installate da tutti gli altri utenti. Per non incorrere nell’aumento del relativo corrispettivo per mancato rifasamento. A seguito di tale modifica dei macchinari dell’utente 4. Evidenziavano improvvisamente una riduzione di vita ed un incremento di tasso di guasto;
  • L’utente che aveva installato il multimetro multifunzione. Accorgendosi che i valori di distorsione armonica della tensione di alimentazione era maggiore rispetto a quella misurata in occasione dell’acquisto della prima apparecchiatura di rifasamento. Pur essendo tale valore di distorsione armonica inferiore al limite stabilito dalla norma CEI EN 50160.
    A seguito dei numerosi guasti. Ha deciso di sostituire la stessa con un’altra più adatta, mentre gli altri si sono limitati a sostituire i condensatori con una maggior frequenza.
    Fatta eccezione per un utente. Il quale avendo stabilito intervalli di verifica ai fini della manutenzione in accordo con i limiti di legge. Pensando di aver fatto quanto necessario, non accorgendosi del degrado dell’apparecchiatura ha subito un principio di incendio.

Nel documento si indica che casi simili a quello evidenziato sono frequenti e trattati a margine di grave danno.

Come gestire la manutenzione negli impianti elettrici

In particolare, in bassa tensione, tra utenti diversi, è difficile prevenire le possibili interferenze. Ciò in quanto ognuno di essi, nel rispetto delle regole e leggi. Può modificare il proprio impianto elettrico e non è tenuto ad informare tutti gli altri allacciati alla stessa rete di distribuzione.

Mentre in un impianto in BT (Bassa Tensione) di un solo utente, alimentato da un unico trasformatore MT/BT. Le modifiche di parti di una parte di impianto BT, sono sotto controllo. Quindi è più facile prevedere determinati comportamenti che richiedono nel tempo, un adeguamento del piano di manutenzione.

Segnaliamo, in conclusione, che il documento riporta anche un esempio relativo alla manutenzione di impianti industriali allacciati a reti in media tensione.

L’importanza di una buona manutenzione sugli impianti elettrici

La manutenzione è un settore aziendale indispensabile per la salute degli impianti e dei macchinari, è insieme un’arma strategica per l’autonomia funzionale. Lavorare sulla qualità della manutenzione significa costruire risultati in termini di efficienza e di sicurezza.

Chiaramente, nell’esempio visto insieme, abbiamo verificato quanto sia importante una adeguata attività di manutenzione sugli impianti elettrici. Tuttavia la presenza di una ben determinata fonte id pericolo, costituita dalle parti attive dei circuiti elettrici, comporta una serie di rischi per le persone.

Tali rischi coinvolgono i soggetti in relazione alle mansioni che questi svolgono in ambito aziendale. Vale a dire in base alle modalità con cui si approcciano alle parti in tensione.

Ben diverso. Per esempio, è il rischio per chi utilizza apparecchi o macchinari o impianti elettrici. Rispetto a quello che si presenta a chi su tali manufatti deve svolgere interventi di manutenzione elettrica o di altro genere.

I fattori di rischio

A grandi linee, i fattori di rischio elettrico possono essere suddivisi in due famiglie. Quelli dovuti a una azione diretta, imputabili a un contatto fisico con parti in tensione, e quelli dovuti invece a una azione indiretta.

Sotto la definizione generica di rischio elettrico si riuniscono perciò tutti i possibili eventi portatori di un infortunio e imputabili all’impianto elettrico e alle modalità con cui lo si approccia.

Per procedere in modo compiuto nell’analisi del rischio elettrico occorre prendere in considerazione una serie di elementi, tra cui:

  • Il tipo di impianto, macchinario o apparecchiatura;
  • La tensione di alimentazione;
  • Il valore della corrente presunta di cortocircuito;
  • La qualità delle protezioni contro i contatti diretti;
  • La qualità delle soluzioni adottate contro i contatti indiretti;
  • I collegamenti equipotenziali (ove necessari);
  • Le protezioni contro le sovracorrenti;
  • Le protezioni contro gli archi elettrici e la sovratemperatura;
  • Il livello di formazione e informazione degli utenti;
  • La presenza o meno di soluzioni tecniche atte a evitare errori di manovra o di impiego;
  • L’esistenza o meno di procedure prestabilite per i corretto impiego.

Questi e altri sono i dati che occorre raccogliere per una ocmpiuta analisi dei rischi.

Il metro di riferimento per appurare che l’oggetto dell’analisi rispetti oppure no la regola dell’arte è rappresentato dalle prescrizioni di legge e dalle norme tecniche.

La valutazione del rischio

Nella sua definizione classica. L’entità del rischio (R) si ricava dal prodotto tra la probabilità (P) che si verifichi l’evento in grado di ledere le persone e l’entità (G) del danno che tali persone possono subire.

La probabilità è tanto più elevata quanto più l’evento indesiderato è soggetto a ripetersi e quanto più ha la possibilità di tramutarsi in un danno.

Il danno, nel caso di infortunio da elettrocuzione, può essere mortale. Oppure provocare lesioni. Per esempio ustioni temporanee o permanenti.

Le specifiche ambientali, così come le condizioni fisiche in cui si trova il soggetto, sono spesso destinate a incidere sull’entità del danno.

Una valutazione a parte merita poi il danno economico. Conseguente, per esempio, alla inattività di servizi pubblici essenziali, alla mancata produzione o alla perdita di beni pregevoli.

Per quanto detto dunque emerge in modo chiaro l’importanza che gioca in una qualsiasi azienda il ruolo della manutenzione sugli impianti elettrici.

Che si tratti di quadri elettrici o altro, le verifiche periodiche mirano a verificare lo stato di conservazione dei vari componenti. Il tutto secondo quanto previsto dalla norma CEI 64-8.

I datori di lavoro dunque, farebbero bene a non prendere sotto gamba questi aspetti. Una regolare manutenzione deve essere considerata parte integrante dei processi aziendali. In quanto tale, deve essere eseguita con regolarità e da personale esperto e formato.

Ci fermiamo qui nella analisi e più avanti valuteremo in dettaglio il rischio nei lavori di manutenzione elettrica. Ti invitiamo a registrarti alla nostra newsletter sicurezza lavoro per essere sempre aggiornato. Clicca sul pulsante di seguito per scaricare la guida!