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Spazi confinati: nuove indicazioni per gestire la sicurezza

Non c’è dubbio che i recenti infortuni mortali avvenuti in spazi confinati abbiamo hanno aumentato in questi mesi l’attenzione sulla prevenzione degli infortuni in questo tipo di attività.

Proprio per mantenere alta l’attenzione su questi temi oggi vediamo insieme un nuovo e importante strumento per le aziende. Si tratta delle linee di indirizzo del CNI a riguardo.

Il titolo parla chiaro. Linee di indirizzo per la gestione dei rischi derivanti dai lavori in ambienti confinati o a rischio di inquinamento.

Il documento cerca di rispondere a varie domande abbastanza “calde”. Ad esempio quali sono le novità in materia di identificazione degli spazi confinati. Oppure cosa si dice riguardo al rappresentante del datore di lavoro committente.

Ancora, quali sono le indicazioni e gli strumenti offerti per migliorare la formazione e l’identificazione degli spazi confinati. Qual’è il ruolo del medico competente nella applicazione del DPR 177/2011. In particolare in merito alla attività di sorveglianza sanitaria. Nonché come favorire la gestione delle emergenze ed il lavoro dei soccorritori.

Gli spazi confinati e le carenze normative

Nella presentazione del documento si sottolinea che in materia di ambienti confinati e a rischio di inquinamento ad oggi gli strumenti di gestione ancora non sono sufficienti. L’obiettivo che si pongono queste linee di indirizzo è proprio quello di affrontare questa carenza.

Dunque queste linee di indirizzo forniscono degli strumenti per gestire nel modo corretto, quello che è un rischio che purtroppo rimane ancora molto di attualità perché gli infortuni non calano e questo è forse dovuto anche a una carenza normativa. Perché effettivamente tutti gli aspetti tecnici che sono assolutamente necessari per un rischio di una gravità così importante dovrebbero essere disponibili.

In merito alla normativa infatti la situazione attuale è abbastanza critica. Fondamentalmente quello che c’è è il frutto di una necessità nata per dare risposta immediata agli incidenti avvenuti a cavallo del 2009-2010 (depuratore di Mineo, Truck Center e altri).

Però questa non ha risposto alle esigenze. Anzi ha creato una serie di complicazioni e una serie di adempimenti meramente burocratici. Questi risultano spesso anche poco idonei ad una risposta funzionale.

Questo capita quando si lasciano campi assolutamente non definiti, interpretativi. Basti pensare a quelli che prima erano degli ambienti che dovevano essere controllati per rischio di inquinamento. Sono così diventati a sospetto di inquinamento con il DPR 177/11. Ad esempio le gallerie.

Le difficoltà operative

Ma se si immagina una galleria, il traforo o la variante di valico e ci si chiede come classificarla il problema si presenta con forza. Teoricamente andrebbe inserito, ma, dal punto di vista pratico, si può commettere un errore.

Poi ci sono gli ambienti dove può esserci il rischio di gas deleteri. Infatti, nella accezione di spazi confinati rientra anche la presenza di sostanze tossiche o nocive che possono saturare un ambiente. Tuttavia, se non si fa attenzione, qualsiasi stabilimento industriale dove fisicamente c’è una fumana che esce da una macchina potrebbe a ragione essere valutato come un ambiente dove può essere applicato il decreto 177/2011. Una follia.

Di contro. Si fa riferimento agli spazi confinati anche in rapporto a luoghi in cui ci può essere carenza di ossigeno.

E poi, su tutte, c’è la grande mancanza della definizione dei requisiti degli aspetti formativi. Ad oggi c’è in giro di tutto, tutti fanno tutto.

Ad oggi non esiste una specifica di chi può fare formazione per queste attività. Quanto deve durare. Oppure, quali sono gli argomenti da trattare.

Il riconoscimento degli ambienti confinati e il ruolo degli operatori

Nel documento viene affrontato in dettaglio il tema del riconoscimento degli spazi confinati nei luoghi di lavoro. Sappiamo che dare una definizione di spazio confinato non è semplice. Non è semplice perché anche le norme internazionali danno definizioni che sono un po’ diverse.

Il documento allora si è concentrato sull’allargare quelli che possono essere identificati come spazi confinati. Ha cioè ampliato lo spazio di indirizzo. Cioè capire quali potrebbero essere gli ambiti che senza dubbio potrebbero diventare o sono uno spazio confinato o a rischio d’inquinamento.

C’è anche un elenco, dentro le linee di indirizzo, di esempi di situazioni che potrebbero essere sicuramente definibili come spazi confinati. Sono anche chiariti alcuni aspetti, tra questi anche il discorso “gallerie” che ha una sua normativa. O il discorso delle stive, le stive nei porti, ecc. Anche lì c’è una normativa particolare.

La gestione delle emergenze negli spazi confinati

Venendo alla gestione delle emergenze questo è un aspetto cruciale. Tutti i lavori svolti in questi ambienti devono prevedere un piano di gestione per fare fronte alle possibili emergenze.

A oggi per alcuni interventi le aziende che non ritengono di avere del personale adeguatamente preparato formato o equipaggiato per poter fare interventi di soccorso utilizzano tipicamente dei professionisti. Questi ultimi svolgono il ruolo di soccorritori industriali.

Il problema è che, anche in questo caso, manca una specifica regolamentazione dei requisiti e qualificazioni. Soprattutto in tema di gestione delle emergenze la normativa è veramente carente perché non specifica addirittura le diverse tipologie di emergenza che, invece, sono note da decenni anche dalle norme internazionali.

Gli ambienti confinati sono ambienti dove la professionalizzazione delle persone che progettano gli interventi. In particolar modo gli interventi di soccorso. Deve essere adeguata.

Quindi da un punto di vista pratico è necessario leggere, studiare e venire ai convegni. Ancora, fare comunque tutto quello che è necessario per evitare di fare documenti inutili.

Conclusioni

L’art. 3 comma 3 del DPR 177/2011 pubblicato sulla gazzetta ufficiale nr 260/2011. Prevede la necessità di rendere minimi. Se non di annullare. I rischi per queste attività lavorative.

Anche l’ Allegato IV del D.Lgs 81/08 che tratta le specifiche degli ambienti di lavoro fa riferimento. Seppur in modo non approfondito. Ad attività svolte in ambienti riconducibili a spazi confinati.

Alla luce di tutto quanto visto per tutelare la salute e sicurezza sul lavoro in queste attività possiamo sicuramente dire che è fondamentale l’attività di valutazione dei rischi. Che deve essere davvero specifica e calata sul lavoro da svolgere. Il datore di lavoro dovrà rivolgersi a personale con grandi competenze tecniche per avere uno strumento davvero efficace.

Accanto a questo è poi necessaria una seria attività di informazione e formazione senza la quale si rischia di esporre uno o più lavoratori ad infortuni che, troppe volte, hanno esito mortale.

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